Eugenio Raimondo

"non basta sapere, bisogna anche applicare
non basta volere, bisogna anche fare."
                                          (J.W. Goethe)

Eugenio Raimondo con Roberta Capua a UnoMattina

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20/01/2019

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MTM n. 27

Direttore responsabile della rivista Medical Team Magazine

Pubblicato il numero 27.


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Editoriali

Neoplasia sanitaria locale
MEDICAL TEAM MAGAZINE Anno 7 - Numero 1 - gen/apr 2008


visitaDove vado? Mi hanno scoperto un tumore.Non so a chi affidarmi. Dottore mi aiuti lei. Mi auguro che questa domanda non ti capiti mai di dover fare, perché, in tal caso, il tumore peggiore che dovresti affrontare è la Neoplasia Sanitaria Locale. Si è proprio così. Allora sei nel panico, e ti rivolgi al tuo medico di famiglia, che procede per conoscenze. Quello più preparato e attento, che nella vita professionale si è dedicato ai rapporti interpersonali ed ha frequentato Congressi, può informarti di un buon Centro di riferimento. Altri ti inviano all’Ospedale più vicino, per un primo studio del caso. Altri, più informatizzati, si collegano in internet per la ricerca di esperti a livello nazionale che sappiano aggredire meglio il tuo tumore. Già, aggredire meglio. Perché del resto non gli frega niente a nessuno. «Poverino, sai ha un tumore». Non interessa a nessuno che tu il giorno prima cenavi serenamente con la tua famiglia, accarezzavi il tuo micio, sognavi il futuro di tuo figlio, festeggiavi il compleanno di un amico, e che oggi, improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno ti è cambiata la vita. Curare un animale e curare un uomo a questo punto diventa la stessa cosa. Il medico rispetto ad un veterinario non farebbe la differenza.
L’obiettivo è per entrambi debellare. Per un uomo dovrebbe essere diverso, curare il malato mentre si debella la malattia. Intanto occupiamoci della diagnosi, della escissione, della chemioterapia, per i sentimentalismi non abbiamo tempo ora. «Vediamo! C’è un Centro che cura questo tipo di tumore a Milano ». «Come funziona dottore per accedere ad una visita?» «Sà, considerata la gravità del suo problema, per non perdere tempo, le conviene fissare un appuntamento con il Primario privatamente a Villa Francesca. Dopo vedrà che le troverà sicuramente un posto letto». Cosa fai, non parti? Certo, sei costretto. «Dottore mi può procurare il telefono?» Inizia così il tuo calvario. Ti senti per la prima volta veramente solo, a confrontarti con un mondo che finora non ti è appartenuto. Il ciclo di chemioterapia cancellerà i tuoi ricordi, i pensieri più belli, trasformerà il tuo corpo, oscurerà il tuo sorriso, ma nessuno te lo dice, nessuno ti informa che qualcosa in te cambierà. Nessuno al tuo risveglio dall’intervento ti terrà la mano, nessuno la sera al tuo capezzale ti leggerà un libro. L’indomani, un altro giorno, forse l’ultimo. Intanto gli ultimi risparmi sono spesi in viaggi e alberghi per i cari che ti vogliono assistere. Mi chiedo? Ma perché un paziente malato di cancro che vive nel sud deve andarsi a curare a Milano? Possibile che andiamo nello spazio e non riusciamo a costruire Centri specializzati nel meridione. Ciò evidentemente non interessa ai nostri amministratori locali, i quali, nel caso di bisogno di cure, si rivolgono alle Cliniche private e dai migliori clinici, e magari non pagano. Negli Ospedali del luogo mettono i medici raccomandati, che portano voti. Ogni volta che qualche Manager della sanità audace ha voluto creare consulenze specialistiche provenienti da Centri d’avanguardia, per la formazione dei medici del luogo, vi è stata una reazione politica negativa perché la consulenza è spreco di denaro. Lasciamo che la povera gente allora vada all’avventura? E poi cosa scopriamo: che con i soldi pubblici si costruiscono Cliniche private convenzionate con la Regione. E chi le costruisce? Amministratori pubblici, naturalmente, magari intestando la struttura a Società le cui azioni maggioritarie sono della moglie, che ha un cognome diverso. Piaga pietosa, le Cliniche private. Una buona parte di loro costruiscono fruttuosi DRG[sono i codici del risultato che si matura dalla combinazione tra la diagnosi principale di ammissione del paziente con la procedura terapeutica attuata] per farsi rimborsare le prestazioni con i nostri soldi, che paghiamo con le tasse. Milioni di euro se ne vanno per molti semplici atti terapeutici che possono essere eseguiti in ambulatorio. L’estrazione di un dente del giudizio incluso oppure l’asportazione di una cisti radicolare, per esempio, se eseguite con un buona combinazione che frutta un buon codice DRG, producono un rimborso regionale anche di tremila euro. Il paziente naturalmente non paga nulla, ma si deve fare tre giorni di ricovero a nostre spese per una prestazione che la ASL può fare eseguire in un suo ambulatorio, assumendo un odontoiatra esperto con il compenso mensile pari al costo del rimborso di una sola prestazione eseguita in clinica, cioè tremila euro, effettuandone trenta in un mese. I reparti di chirurgia degli Ospedali pubblici sono vuoti e le appendicectomie e colecistectomie si eseguono in clinica perché, per dire dei pazienti, l’accoglienza è diversa, il vitto è migliore, l’ambiente è più pulito. Tu, mio caro amico, sei tornato a casa. Hai superato il primo grande scoglio. Ora devi fare una TAC di controllo, vai in Ospedale a prenotarla. I tempi di attesa sono lunghi. Il tuo calvario non è finito. La TACsi è rotta non ci sono tecnici disponibili. «Ma come, è l’ultimo modello, quello da mille funzioni, ne hanno parlato i giornali, è stato il vanto del Direttore Generale. È costata tantissimo. Sì ma le tante funzioni nessuno ce le ha spiegate e ora purtroppo si è rotta». C’è una Clinica che ti aspetta, sono altre 500 euro.

Eugenio Raimondo © 2007 www.eugenioraimondo.it
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